Primi vagiti nella culla dell’austerity

Piazza Syntagma messa a ferro e fuoco dai manifestanti greci che protestano contro l’austerity fa notizia, e soprattutto ben si presta alle telecamere del circo mediatico internazionale. I segnali di una graduale ripresa dell’economia ellenica, invece, “non sono adatti per mettere su un grande show televisivo”, ha scritto Maria Paola Toschi, strategist di Jp Morgan, sul Financial Times. Il problema di Atene, e soprattutto di come i media raccontano la crisi e i risultati dell’austerity e delle riforme strutturali, è anche questo.
3 GIU 13
Ultimo aggiornamento: 17:23 | 8 AGO 20
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Piazza Syntagma messa a ferro e fuoco dai manifestanti greci che protestano contro l’austerity fa notizia, e soprattutto ben si presta alle telecamere del circo mediatico internazionale. I segnali di una graduale ripresa dell’economia ellenica, invece, “non sono adatti per mettere su un grande show televisivo”, ha scritto Maria Paola Toschi, strategist di Jp Morgan, sul Financial Times. Il problema di Atene, e soprattutto di come i media raccontano la crisi e i risultati dell’austerity e delle riforme strutturali, è anche questo. Che la Grecia sia in recessione è indubbio: quest’anno il pil potrebbe scendere del 5 per cento, il sesto anno consecutivo in rosso, mentre il tasso di disoccupazione è da primato in Europa, al 27 per cento. Tuttavia ora qualche notizia positiva c’è. Si tratta di capire se sia soltanto il “rimbalzo di un gatto morto”, come si dice nel gergo dei trader, o di una vera inversione di tendenza. E’ un fatto, però, che la missione ateniese di ieri di Jeroen Dijsselbloem, ministro delle Finanze olandese, presidente dell’Eurogruppo e considerato l’incarnazione politica del rigore fiscale, sia stata preceduta da una decisione inaudita per la tradizione militaresca della Grecia: un taglio alle spese dell’esercito e al numero degli alti ufficiali.
Aneddoti, si dirà. E’ un altro fatto, però, che l’indice di Borsa europeo cresciuto più rapidamente, nell’ultimo anno, non sia stato il Dax tedesco (comunque ai suoi massimi storici), ma l’Athens Index. Un bond decennale del debito pubblico greco, che l’anno scorso avrebbe reso anche il 40 per cento, a maggio ha raggiunto poco più dell’8 per cento (l’Italia è attorno al 4). Dopo i drastici tagli alla spesa pubblica, i mercati hanno meno paura del default, insomma, anche se per ora di investitori a lungo termine non c’è bisogno perché la Grecia è sotto assistenza della Troika (Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale). Statistiche che non rincuorano il greco medio ma che alleggeriscono il fardello fiscale del governo, al punto che Atene potrebbe spuntare dalle autorità europee un abbassamento dell’Iva nei ristoranti già a luglio. Soprattutto, questi numeri hanno spinto il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, a contestare le stime dell’Ocse che prevede recessione anche per l’anno prossimo: “La crescita sarà poco sotto l’1 per cento”. Per l’Eurostat, poi, la fiducia degli investitori greci è al livello massimo negli ultimi cinque anni. Troppo autocompiacimento delle élite elleniche? Non è detto, visto che anche in uno studio che il Foglio ha letto e che sarà pubblicato dalla Fondazione Konrad Adenauer, il pensatoio della cancelliera tedesca Angela Merkel, Atene risulta prima tra i paesi che hanno seguito al meglio le raccomandazioni dell’Ocse sulle riforme strutturali. Non solo: al netto del pagamento degli interessi sul debito, il paese ha un piccolo avanzo primario (le entrate sono più delle uscite).
Questo risultato potrebbe essere consolidato da una maggiore enfasi sulle privatizzazioni. Le vendite degli asset pubblici, finora rinviate, sono state finalmente sbloccate: il 33 per cento di Opap Sa, società statale delle scommesse, è stato appena collocato sul mercato per 652 milioni di euro. Mentre privati internazionali – in particolare i tanto temuti hedge fund come Farallon Capital management o Qvt Financial – hanno scommesso sulla ricapitalizzazione della seconda banca del paese, Alpha Bank. Per Financial Times e Wall Street Journal è il segnale della fiducia che torna. Un altro “aiuto” che verrà dall’estero è quello del turismo, settore fondamentale dell’economia locale. Secondo Sete, principale organo turistico greco, quest’anno i visitatori raggiungeranno la cifra record di 16 milioni e mezzo (erano 15 milioni nel 2007). Elena Panaritis, già economista alla Banca mondiale e poi parlamentare socialista, al Foglio dice di non credere ancora a una netta inversione di tendenza verso la crescita (“solo austerity, zero riforme anti burocrazia”), poi però si felicita del sano “scetticismo” che adesso i cittadini mostrano verso le “promesse” dei politici e registra gli inattesi consensi ottenuti dal suo gruppo “Thought for Action” per riformare il catasto e avviare così privatizzazioni redditizie. Conseguenza positiva, seppure non intenzionale, della crisi economica. Come pure il governo di grande coalizione oggi in carica, simbolo del “collasso di un singolare sistema di democrazia bipolare populista che – distribuendo prebende a tutti – aveva trascinato la Grecia nella crisi”, conclude il politologo Takis Pappas, oggi visiting professor allo European University Institute di Fiesole.